Sottili o spesse? Lo spessore della fettina decide tutto: taglia fine e le tegoline cacao e nocciole restano croccanti fino al centro, taglia grosso e il cuore resta morbido. L’impasto è una frolla scura, con le nocciole intere dentro, che si compatta in teglia e riposa in frigo prima di essere affettato. Niente stampi.
Nella stessa famiglia stanno i kipferl al cioccolato, mezzelune di frolla più friabile. Ci sono anche i baci di dama, dove la nocciola diventa farina e il cioccolato sta nel mezzo. Più rustiche le paste di meliga, con la loro grana di farina di mais. I cantucci di Prato invece si affettano come questi, ma da un filoncino già passato in forno. Con il cacao il colore non è un segnale di cottura: qui sotto trovi cosa guardare al posto suo.
Ingredienti
Per circa 70 tegoline
- Burro 300 g
- Zucchero a velo 150 g
- Uova medie 1
- Farina 00 360 g
- Cacao amaro in polvere 30 g
- Nocciole intere 150 g
- Sale 1 pizzico
Allergeni
Procedimento
L’IMPASTO DELLE TEGOLINE CACAO E NOCCIOLE
-
Metti nella planetaria il burro morbido, lo zucchero a velo e un pizzico di sale, e lavorali con la foglia a velocità bassa: serve una crema liscia e omogenea, non gonfia d’aria. Il burro deve cedere sotto il dito e restare fresco. Se è quasi fuso, in cottura i biscotti si allargano. Aggiungi l’uovo e aspetta che venga assorbito del tutto prima di fermare la macchina: finché vedi striature lucide, l’impasto non è pronto. Con le uova medie ne basta uno.
-
Ora le polveri. Setaccia farina e cacao insieme e versali poco alla volta nella planetaria, amalgamando fino a un impasto uniforme e compatto. Il cacao setacciato è quello che ti evita le chiazze più scure nella fettina tagliata. Unisci le nocciole intere e mescola il minimo necessario perché si distribuiscano: più giri di foglia le spezzano, e le nocciole intere sono la parte che si sente sotto i denti.
-
Fodera con carta da forno una teglia quadrata di circa 20×20 cm, lasciando due lembi lungo i bordi per sollevare il blocco più tardi. Distribuisci l’impasto e compattalo con il dorso di un cucchiaio, controllando che lo spessore sia uguale da un angolo all’altro: un lato più alto ti dà biscotti di due misure diverse, che cuociono in tempi diversi. Poi in frigorifero, un’ora. Il blocco deve uscire sodo e freddo fino al centro, non rassodato solo in superficie.
IL TAGLIO E LA COTTURA
-
Rovescia il blocco freddo sul tagliere e dividilo in tre parti uguali, così ogni pezzo resta corto e non si spezza mentre lo affetti. Con un coltello affilato ricava delle fettine sottili, di circa 3-4 mm, con un colpo deciso dall’alto verso il basso. Se i bordi cominciano a sbriciolarsi, l’impasto si è scaldato: dieci minuti in frigo e riprendi. Disponi le fettine su una teglia rivestita di carta da forno, distanziate di un dito.
-
Cuoci le tegoline in forno statico preriscaldato a 160°C per circa 20 minuti. Con un impasto al cacao il colore non ti serve, perché è già scuro in partenza: guarda la superficie, che deve diventare opaca e asciutta, e il bordo, che deve risultare fermo quando lo sfiori con la punta del dito. Al centro possono sembrare ancora morbide. È normale: la croccantezza arriva raffreddando. Io le lascio un paio di minuti sulla teglia, poi le passo su una griglia, perché sulla teglia calda continuano a cuocere dal fondo.
Note & consigli
Se non hai la teglia da 20×20, va bene qualsiasi stampo rettangolare, purché l’impasto arrivi allo stesso spessore: da uno strato più basso escono biscotti piccoli, che cuociono prima. Le nocciole puoi tostarle prima e farle raffreddare del tutto: io lo faccio quando le sento poco profumate appena apro il sacchetto. Un avvertimento sul crudo: farina e uovo non si assaggiano, meglio resistere alla tentazione della ciotola.
Domande frequenti
Non nella forma documentata. Le tegole valdostane, comparse intorno al 1930, sono cialde sottilissime di albume, zucchero e frutta secca, spalmate sulla teglia e cotte in pochi minuti. Queste partono da una frolla al burro, riposano in frigo e si affettano: stessa idea di biscotto sottile e croccante, famiglia tecnica diversa.
Quasi sempre è la fettina troppo spessa: l’acqua al centro non fa in tempo a uscire mentre i bordi sono già asciutti. Controlla anche il forno, perché i venti minuti valgono per uno strato sottile e uniforme. E se le hai chiuse in scatola ancora tiepide, l’umidità le ha ammorbidite dopo.
L’impasto si è scaldato. Rimettilo in frigo dieci minuti e taglia con un coltello affilato, con un colpo deciso: segare avanti e indietro apre le nocciole e spacca la fettina.
Cambia il biscotto, e io le lascio intere. Restano isole croccanti dentro la frolla scura e si sentono sotto i denti; tritate danno un gusto più uniforme, ma perdi il contrasto. Se le triti, vai a impulsi brevi: il mixer lungo libera l’olio e te le riduce in pasta.
Fruste elettriche per la crema di burro e zucchero, poi a mano con una spatola quando entrano farina e cacao. Serve un po’ più di pazienza, il risultato è lo stesso.
Il cacao dolce porta con sé zucchero e sbilancia una ricetta che ne ha già 150 grammi, oltre a dare un gusto più piatto. Io prendo cacao amaro in polvere, naturale o alcalinizzato: qui non c’è lievito in gioco, quindi la scelta cambia colore e carattere del gusto, non la struttura.
Conservazione
In un contenitore ermetico, a temperatura ambiente e lontano dal calore, restano fragranti 7-10 giorni: chiudile solo quando sono fredde del tutto, o la condensa le ammorbidisce.
Cotte, in freezer tengono 2 mesi e tornano croccanti con due o tre minuti in forno a 150°C. Puoi anche congelare le fettine crude già tagliate e infornarle al momento.
Intolleranze & allergie
Glutine: con un mix certificato senza glutine il biscotto viene più friabile, ma tiene. Latte: il burro si sostituisce con burro senza lattosio. Uova: l’unico uovo lega l’impasto e qui non ha un sostituto verificato. Frutta a guscio: le nocciole si possono omettere, resta un frollino al cacao.
Curiosità
Le tegole nascono in Valle d’Aosta intorno al 1930 e non sono biscotti antichi: secondo la ricostruzione più diffusa arrivano dalla famiglia Boch, dopo un viaggio in Normandia. Il nome viene dalla forma incurvata delle prime, appoggiate ancora calde su un mattarello. Il cacao, in quelle valdostane, non c’era.

