Pardulas con ripieno di ricotta e zafferano in gusci di pasta a forma di sole

Pardulas

  • Preparazione: 0h 30m
  • Cottura: 0h 30m
  • Riposo: 1h 0m
  • Difficoltà: facile
  • Costo: basso
  • Porzioni: 20 pezzi

Ingredienti per circa 20 pardulas

Per la pasta

  • Semola rimacinata di grano duro 200 g
  • Strutto 30 g
  • Acqua 100 g
  • Sale 1 pizzico

Per il ripieno

  • Ricotta di pecora 340 g
  • Zafferano bustina 1
  • tuorli d’uovo 2
  • Scorza di limone 1
  • Scorza di arancia 1
  • Zucchero semolato 140 g
  • Semola rimacinata di grano duro 75 g
  • Lievito in polvere per dolci 6 g

Attrezzatura necessaria

Ciotola capiente, pellicola, piano di lavoro, matterello (oppure sfogliatrice se la usi), colino a maglie strette, marisa, frusta a mano, coppapasta da 10 cm, sac à poche (comoda ma non obbligatoria), leccarda, carta forno. E se non hai tutto, tranquilla: queste pardulas si fanno benissimo anche con l’essenziale, senza strumenti “speciali” obbligatori.

Procedimento

Per l’impasto

  1. Metti la semola in ciotola e aggiungi lo strutto a temperatura ambiente, l’acqua e un pizzico di sale. All’inizio lavora con le mani: non serve strafare, basta portare insieme tutto finché non vedi più semola asciutta. Poi rovescia sul piano e impasta con calma fino a ottenere una palla liscia.

  2. Qui il segnale che sei sulla strada giusta è molto concreto: l’impasto deve sentirsi compatto ma elastico, non “sbricioloso”. Se ti sembra che si strappi e faccia crepe, di solito è solo un po’ asciutto: inumidisci appena le dita e continua ancora un minuto, senza aggiungere acqua a occhio dentro la ciotola. Se invece lo senti troppo morbido e appiccicoso, spolvera un velo di semola sul piano e lavora ancora: deve tornare pulito sotto le mani.

  3. Quando è liscio, avvolgilo nella pellicola e mettilo in frigorifero per 30 minuti. Questo riposo non è un capriccio: capita spesso che la sfoglia “ritiri” se la stendi subito, mentre dopo mezz’ora si lascia tirare sottile molto più volentieri.

Per il ripieno

  1. Prima cosa: la ricotta. Se hai una ricotta di pecora già molto asciutta e compatta, puoi partire tranquilla. Se invece, al tatto, la senti morbida e un po’ umida, fai la cosa più furba che puoi fare per questa ricetta: mettila in un colino, sopra una ciotola, copri e lasciala scolare in frigorifero una notte. Succede spesso perché non tutte le ricotte sono uguali, e qui l’umidità è quella che poi ti fa impazzire in formatura e in forno.

  2. Quando la ricotta è pronta, setacciala premendola con una marisa contro un colino a maglie strette: sembra un passaggio da “maniaca”, ma ti regala un ripieno fine e omogeneo, e soprattutto più stabile. Il controllo semplice è questo: se dopo averla passata non vedi siero sul fondo e la crema resta compatta, sei a posto.

  3. A parte sciogli lo zafferano nei tuorli mescolando bene, finché il colore è uniforme. Nella ciotola con la ricotta unisci lo zucchero e le scorze di limone e arancia, poi lavora con una frusta a mano giusto il tempo di amalgamare: qui non devi montare, devi solo rendere tutto liscio e profumato. A questo punto aggiungi i tuorli con lo zafferano, poi la semola e il lievito. Mescola con la marisa fino a ottenere una crema liscia e omogenea: deve “stare su” in cucchiaiata, non scivolare come una salsa.

  4. Metti il composto in una sac à poche (se non ce l’hai va benissimo anche un cucchiaio, ma la sac à poche ti aiuta a dosare meglio) e fai riposare in frigorifero 30 minuti. Questo riposo è quello che ti dà regolarità: un ripieno più sodo si distribuisce meglio e ti fa pardulas tutte dello stesso aspetto.

Formatura e cottura

  1. Riprendi l’impasto e stendilo con il matterello fino a circa 2 mm. Se mentre stendi noti che la sfoglia si “ritira” o fa qualche crepetta sul bordo, fermati due minuti e coprila: è normale, capita perché l’impasto si tende; poi riprendi ruotando spesso la sfoglia e vedrai che si sistema. Non caricare di semola il piano: troppa semola asciuga e rende la sfoglia più fragile.

  2. Con un coppapasta da 10 cm ricava i dischi. Se vuoi una resa davvero uniforme, tieni a mente anche questo: dischi intorno ai 15 g ti aiutano a cuocere tutto in modo omogeneo. Al centro di ogni disco metti circa 30 g di ripieno. Se non vuoi pesare, usa un criterio pratico: un “ciuffo” generoso, ma lascia libero un bordo di 2–2,5 cm tutt’intorno, altrimenti non chiudi bene e ti ritrovi il ripieno nei pizzichi.

  3. Ora arriva la parte che fa la faccia alle pardulas: chiudi pizzicando i bordi fino a formare 8 punte. Il trucco non è farle belle e basta, è farle stabili. Ogni pizzico deve prendere bene i due lembi e stringere davvero: se fai pizzichi “timidi”, in forno si aprono. Se ti succede che il bordo, spolverato di semola, non si attacchi, inumidisci appena la punta del dito con acqua e richiudi: pochissima, giusto per far aderire.

  4. Disponi i dolcetti su una leccarda foderata con carta forno, ben distanziati, e cuoci in forno statico a 160°C per 25–30 minuti nel ripiano medio. Qui non voglio che tu vada a minuti e basta: guarda i segnali. Le punte devono prendere una doratura leggera, la base deve risultare asciutta e il ripieno deve essere “fermo”, non tremolante come crema liquida. Se il tuo forno colora presto sopra ma dentro ti sembra ancora troppo morbido, abbassa di 10°C e allunga di qualche minuto: succede spesso, ogni forno ha il suo carattere, e tu devi solo prendergli le misure.

Note & consigli

Tradizionalmente si usa lo strutto: è quello che dà alla pasta quella friabilità un po’ rustica e autentica, e qui ci sta benissimo. Se però preferisci, puoi sostituirlo con il burro: la pasta viene più delicata e meno “sarda verace”, ma funziona.