Perché il mojito che fai a casa a volte sa di erba amara? Quasi sempre è la menta: si pestano le foglioline con il lime, come vuole la tradizione dei cocktail pestati, ma così tendono a ossidarsi e a rilasciare un aroma amarognolo. Io faccio diversamente. La parte più intensa della menta è proprio il bastoncino su cui stanno le foglie, quindi nel bicchiere la metto a rametti interi, e le foglie le apro appena. Ecco allora il mio mojito, giusto in tempo per farlo assaggiare a te.
È un cocktail cubano fino al midollo: compare già nei ricettari dei bar dell’Avana degli anni Trenta, con rum, lime, zucchero, hierbabuena e soda. La discendenza dal Draque di Francis Drake? Una bella leggenda, niente di più. Effettivamente non sono mai andata a Cuba, ma questa è una buona scusa per fiondarmici, non credi?
Se ti piace preparare i drink in casa, qui trovi anche il moscow mule con la ginger beer, una pina colada morbida e tropicale, un sex on the beach fruttato e un rossini da aperitivo; per la tavolata numerosa, la sangria bianca e la sangria classica. Se ti stai chiedendo come fare il mojito a casa, con rum, lime e menta in equilibrio, questa è la ricetta giusta.
Ingredienti per 1 drink
Per 1 bicchiere tumbler alto (o higball)
- Rum bianco 45 ml
- Lime succo filtrato20 ml
- Menta 2 rametti
- Zucchero di canna bianco o semolato2 cucchiaini
- Soda o acqua gassata, ben fredda q.b.
- Ghiaccio a cubetti o a scaglie q.b.
per la finitura
- Lime 1 fetta
- Menta fresca 1 rametto
Allergeni
Procedimento
-
Parti dal bicchiere: un tumbler alto, riempito di ghiaccio mentre prepari il resto, così quando versi è già freddo. Svuotalo. Spremi il lime, filtralo e versa il succo nel bicchiere insieme allo zucchero di canna bianco (o semolato: la dolcezza la regoli tu, io parto da due cucchiaini). Mescola qualche secondo prima di andare avanti. Ora la menta, e qui sta la differenza: io la metto col rametto, bastoncino compreso, perché è lì che si concentra il profumo. Poi pesta con mano leggerissima, due o tre pressioni e una piccola torsione, giusto quanto basta per aprire le foglie. Se il profumo sale subito, sei a posto. Se invece le vedi sfilacciate e scure, hai insistito troppo: le foglie ossidate mollano un amaro verde che poi non recuperi più.

-
Versa quindi il rum bianco e mescola un attimo, così lo zucchero finisce di sciogliersi e la base si amalgama. Passa il cucchiaino sul fondo: se senti ancora la sabbia dei granelli, mescola qualche altro secondo prima del ghiaccio. Ora il ghiaccio, ed è il passaggio che decide tutto: riempi il bicchiere fino in cima, senza timidezza. Un mojito con poco ghiaccio si scalda in due minuti e si annacqua in fretta, uno pieno resta freddo e stabile. Tritato o a scaglie raffredda più in fretta, i cubetti diluiscono più piano: vanno bene tutti e due.

-
Completa con la soda ben fredda, appena aperta, fino quasi al bordo: 60-90 ml sono la misura giusta per un tumbler classico. Mescola dal basso verso l’alto con un cucchiaino lungo, un solo movimento che solleva e integra, senza pestare di nuovo e senza spegnere le bollicine. Prendi un rametto di menta fresca per la finitura, dagli un colpetto tra le mani per sprigionare l’aroma e infilalo vicino al bordo, dalla parte in cui bevi: così senti il profumo prima ancora del sorso. Aggiungi una fetta di lime. Il mojito è pronto quando avvicini il naso e senti menta e lime netti, e al primo sorso dolcezza e acidità si tengono per mano, con il rum che si sente ma non brucia in gola.
Note & consigli
Nei cocktail si ragiona a parti, non a grammi: io mi regolo con il jigger, il misurino doppio da 60 e 30 ml, e le dosi qui sono tarate su quello. Un lime medio dà 25-30 ml di succo, quindi per i 20 ml ne basta uno, e dal resto ricavi la fetta. La soda tiepida si riconosce al primo sorso, il drink perde brillantezza e sembra piatto: aprila all’ultimo, dal frigo.
Domande frequenti
Un rum bianco leggero, di stile cubano: pulito, poco aromatico, lascia parlare menta e lime. Un rum ambrato giovane, uno o due anni, dà più profondità senza stravolgere il drink. Con uno scuro o speziato invece cambi cocktail, non variante: io resto sul bianco.
Con 45 ml di rum a 40 gradi nel bicchiere finiscono circa 18 ml di alcol puro, poco più di un’unità alcolica. Soda e ghiaccio abbassano la gradazione del drink finito, che si ferma intorno all’8-10 per cento, ma non la quantità di alcol che bevi.
A Cuba usano la hierbabuena, una menta dolce e poco pungente; da noi la più vicina è la menta romana, la spearmint. La piperita è troppo mentolata e copre il lime. Cerca rametti turgidi e foglie integre: quelle molli o scurite hanno già perso il profumo.
In un tumbler alto, il bicchiere da highball: stretto, dritto e capiente, da 300-350 ml. Serve spazio per tutto quel ghiaccio e per la soda. In un bicchiere basso ne metti per forza meno e il drink si scalda prima di finirlo.
Quasi sempre sono gli spicchi di lime pestati con la menta: la parte bianca della buccia rilascia amaro. Usa il succo, la fetta decora. Oppure la menta era vecchia, o strapazzata come un pesto.
Acqua gassata neutra, molto fredda e appena aperta: bollicine fini e nessun gusto proprio. Le acque molto minerali si sentono. Tonica, gassosa o lemon soda fanno un altro drink, con zucchero e chinino.
Moltiplica rum, succo di lime e zucchero per dieci, sciogli bene lo zucchero e tieni la caraffa in frigo fino al momento. La menta va dentro all’ultimo, altrimenti macera e annerisce. Il ghiaccio va nei bicchieri, e la soda pure: io non la verso mai in caraffa, perde le bollicine in cinque minuti.
Varianti della ricetta
Virgin Mojito: senza rum, con più soda; lime, zucchero e menta restano uguali. Qui la menta va trattata ancora più piano, perché senza il rum a fare da corpo si sente il doppio, e un cucchiaino di zucchero in meno spesso basta.
Mojito alla frutta: due o tre cucchiai di purea di fragole, mango o frutti di bosco prima del ghiaccio, poi tutto uguale. La frutta porta zucchero suo, quindi assaggia e togli mezzo cucchiaino. Se preferisci lo sciroppo al posto dei cucchiaini, io lo unisco all’alcol solo da freddo: caldo rovina la parte alcolica.
Mojito Royale: la soda sostituita in tutto o in parte da spumante secco. Più profumato e più alcolico, va servito ancora più freddo. Mezzo cucchiaino di zucchero in meno, perché lo spumante non è neutro come la soda.
Conservazione
Il mojito va bevuto subito: vive di ghiaccio e bollicine e in dieci minuti è un altro drink. Non si avanza e non si congela, l’alcol non gela bene e la soda muore. Se vuoi portarti avanti, spremi il lime la mattina e tienilo chiuso in frigo; la menta lavata e asciutta regge un giorno avvolta in carta appena umida.
Intolleranze & allergie
Rum, lime, menta, zucchero e soda non contengono nessuno dei quattordici allergeni di legge. Attenzione se cambi qualcosa: sciroppi aromatizzati, bitter e soda al gusto vanno letti in etichetta, e con lo spumante della versione Royale entrano i solfiti.
Curiosità
Nei manuali dei bar dell’Avana dei primi anni Trenta il Mojito non era solo di rum: il ricettario dello Sloppy Joe’s, stagione 1931-32, ne registra una versione con il gin, stessa menta, stesso lime e stesso seltz. Il rum ha vinto dopo, quando il drink è uscito da Cuba.

