Gli hosomaki sono il sushi arrotolato nella forma più essenziale: mezzo foglio di alga nori, un velo di riso e un solo ingrediente al centro. Il nome lo dice, hoso vuol dire sottile e maki rotolo. Si imparano per primi. Ti chiedi perché il tuo si apre quando lo tagli? Quasi sempre è troppo riso, oppure un bordo di alga libero troppo corto: qui trovi grammi e centimetri, e il rotolo resta chiuso. Rispetto ai futomaki, più larghi e con più ripieni, e agli uramaki con il riso all’esterno, gli hosomaki chiedono meno mani e più precisione: sono la base di un piatto misto insieme ai temaki da arrotolare a cono. Se stai cercando come fare gli hosomaki di salmone a casa, con il riso della consistenza giusta e il taglio pulito, questa è la ricetta giusta.
Questa ricetta fa parte della raccolta ricette sushi.
Ingredienti
Per il riso per sushi (resa 650 g di riso cotto)
- Riso kome 250 g
- Acqua 300 g
- Aceto di riso 40 g
- Zucchero semolato 18 g
- Sale 2 g
Per gli hosomaki
- Riso per sushi già cotto80 g
- Alga nori mezzo foglio (circa 10×20 cm)
- Salmone fresco abbattuto40 g
- Wasabi q.b.
Allergeni
Procedimento
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Prepara il riso per sushi con un po’ di anticipo, perché per gli hosomaki serve tiepido: aderisce all’alga senza ammorbidirla. Le dosi sono queste: 250 g di riso kome, 300 g di acqua e, per il sushizu, 40 g di aceto di riso, 18 g di zucchero e 2 g di sale. Ne ricavi circa 650 g di riso cotto, cioè riso per otto rotoli: per un rotolo solo te ne servono 80 g. Fra l’ammollo prima della cottura e il riposo dopo, calcola una quarantina di minuti. Il riso pronto è lucido, asciutto ma appiccicoso, con i chicchi ben distinti.
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Il salmone deve essere abbattuto: vuol dire congelato a -18 °C per almeno 96 ore in un freezer con 3 stelle o più. Se lo compri già abbattuto dal pescivendolo sei a posto, controlla solo che sia scritto in etichetta. Tienilo in frigorifero fino all’uso. Taglia il filetto a bastoncini spessi circa 1 cm e lunghi quanto il foglio di alga, in controfibra e con un movimento netto: non segare, altrimenti la polpa si sfilaccia.
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Rivesti il makisu, la stuoietta di bambù, con la pellicola trasparente. Appoggia il mezzo foglio di alga nori sulla parte della stuoietta più vicina a te, con il lato lucido sulla pellicola e il lato opaco e ruvido verso l’alto: è quello ruvido che trattiene il riso.
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Prepara accanto a te una ciotolina con acqua e un po’ dello stesso aceto di riso del sushizu. Inumidisciti appena le mani prima di toccare il riso, così non ti resta attaccato alle dita. Appena, non bagnate: l’acqua in più finisce sull’alga e la ammolla. Il riso io lo peso davvero: 80 g. Distribuiscilo sull’alga in uno strato sottile e uniforme, circa mezzo centimetro, fino ai bordi laterali, senza schiacciarlo. Lascia libera una striscia di alga di 1,5-2 cm sul lato lontano da te: è quella che chiuderà il rotolo.

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Metti una punta di wasabi sul polpastrello dell’indice e spalmala al centro del riso in una riga continua da un bordo all’altro. Appoggia sul wasabi la strisciolina di salmone (o le striscioline, se ne servono due per coprire tutta la lunghezza): il ripieno deve arrivare da un capo all’altro dell’alga, altrimenti i pezzi alle estremità vengono vuoti.

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Alza il bordo della stuoietta più vicino a te con pollici e indici. Con anulari e mignoli tieni fermo il ripieno al centro: è il punto chiave, se il salmone si sposta adesso non sarà centrato nel rotolo finito. Arrotola in avanti con un gesto deciso ma senza forzare, portando il bordo dell’alga a chiudersi appena oltre il ripieno. Stringi leggermente con le dita lungo tutta la lunghezza per compattare: il rotolo deve risultare sodo sotto le dita, senza riso che esce dai lati. Completa l’arrotolamento fino alla striscia di alga rimasta libera, che si sigilla da sola con l’umidità del riso.

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Togli il rotolo dalla stuoietta e appoggialo sul tagliere con la chiusura verso il basso: qualche istante così e l’alga si salda. Il cilindro deve avere un diametro di circa 2,5 cm. Se è molto più largo hai messo troppo riso, se è più stretto ne hai messo troppo poco. Inumidisci la lama del coltello passandola su un panno bagnato, non sotto l’acqua corrente, e taglia il rotolo esattamente a metà.

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Accosta i due cilindri uno accanto all’altro e dividili insieme in tre pezzi uguali, inumidendo la lama tra un taglio e l’altro. Il taglio si fa in un movimento solo, tirando la lama verso di te senza premere verso il basso: se premi, il riso si schiaccia e il rotolo si deforma. La sezione giusta è netta, con l’alga intera.
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Otterrai 6 tocchetti identici tra loro. Servili subito, con la salsa di soia in una ciotolina a parte, dello zenzero in salamoia e una punta di wasabi: gli hosomaki sono buoni appena fatti, l’alga resta croccante solo per poco.

Note & consigli
L’acqua per le mani, il tezu, la preparo con metà acqua e metà aceto di riso, senza pesare: basta che le dita restino umide e appena acide. Il panno per il coltello invece io lo bagno di sola acqua, e uso una lama liscia e lunga (in Giappone è lo yanagiba): quella seghettata strappa l’alga. Con 650 g di riso cotto vengono circa 8 rotoli, quindi decidi prima gli altri ripieni.
Domande frequenti
L’hosomaki è il rotolo sottile: mezzo foglio di alga, poco riso e un solo ripieno. Il futomaki usa il foglio intero, viene largo e dentro ci stanno tre o quattro ingredienti. L’uramaki è rovesciato, con il riso fuori e l’alga dentro. La tecnica di arrotolamento è la stessa per tutti, cambia solo quanto riempi.
Ottanta grammi di riso già condito per mezzo foglio di alga, pesati sulla bilancia. Fra 80 e 90 il rotolo viene sottile e si chiude bene, oltre i 100 comincia ad aprirsi. Su un diametro così piccolo dieci grammi in più si vedono subito, per questo con i primi rotoli conviene pesare e non andare a occhio.
Nove volte su dieci per il bordo di alga: se non lasci liberi almeno un paio di centimetri sul lato lontano, la chiusura non ha presa. Le altre cause sono un ripieno troppo grosso, che spinge il riso verso l’esterno, e la stuoietta stretta poco. Ricomponilo nel makisu e lascialo un minuto con la giuntura sotto, ma se è sovraccarico conviene rifarlo.
Puoi, ma non è più un hosomaki: il diametro cresce e ti avvicini al futomaki. Se vuoi provare, tieni le due strisce sottilissime e affiancate, non sovrapposte, così il riso le abbraccia senza aprirsi ai lati. Io con mezzo foglio ne metto uno solo, e scelgo quello buono.
Con un foglio di carta forno piegato in due o con un canovaccio coperto di pellicola. Si arrotola allo stesso modo, ma la pressione viene meno uniforme: stringi con calma su tutta la lunghezza.
Tiepido. Caldo ammorbidisce l’alga e la rende gommosa, freddo di frigorifero si indurisce e non aderisce. Io lo tengo sul piano, sotto un panno bagnato e strizzato, e ne condisco solo quanto arrotolo in giornata.
Fresco non vuol dire sicuro. Per il crudo serve un pesce abbattuto, e l’abbattimento toglie i parassiti come l’anisakis, non i batteri: quindi catena del freddo rispettata, tagliere e coltello puliti, nessun avanzo lasciato fuori dal frigo. Per bambini piccoli, donne in gravidanza e persone fragili meglio la versione al cetriolo o un ripieno cotto.
Varianti della ricetta
Hosomaki al tonno (tekka-maki). Sostituisci il salmone con 40 g di tonno fresco abbattuto, tagliato a bastoncini uguali. Ha polpa più compatta e sapore più deciso: è la versione classica insieme al salmone, la più diffusa nei ristoranti giapponesi.
Hosomaki al cetriolo (kappa-maki). Un bastoncino di cetriolo pelato, privato dei semi e tagliato a listarelle lunghe quanto l’alga. Viene fresco e croccante, buono in estate, e il wasabi qui è facoltativo. È anche la variante su cui allenarsi: senza pesce da tenere fermo ti concentri solo sull’arrotolamento.
Hosomaki all’avocado. Mezzo avocado maturo a fettine sottili, disposte al centro del riso. Deve essere morbido ma non sfatto, altrimenti scappa dai lati mentre arrotoli. Gusto delicato e burroso, si sposa con un filo di salsa di soia.
Conservazione
Gli hosomaki danno il meglio entro un’ora dal taglio, poi l’alga si ammorbidisce. Se devi anticipare, pellicola a contatto e frigorifero, al massimo 4-5 ore. Il riso condito, non ancora arrotolato, regge qualche ora a temperatura ambiente sotto un panno umido, oppure una notte in frigo, ben chiuso. Il sushi composto non si congela: il riso perde consistenza.
Intolleranze & allergie
Pesce: chi non lo può mangiare passa alla versione al cetriolo o all’avocado, stessa tecnica. Salsa di soia: contiene soia e quasi sempre frumento, quindi glutine; per il servizio scegli una tamari senza grano. Wasabi in pasta: molte marche contengono senape, controlla l’etichetta.
Curiosità
Il rotolo sottile più antico della tradizione di Edo, l’attuale Tokyo, non era di pesce: era il kanpyo-maki, ripieno di strisce di zucca lagenaria essiccata e cotta in un condimento dolce. Ancora oggi è più familiare nella zona di Tokyo che nel Kansai, dove ha sempre vinto il futomaki largo.

