Il Messico non l’ho mai visitato. L’ho solo assaggiato, durante uno scalo verso un’altra destinazione: un momento breve ma intensissimo, con le fajitas da farcire al momento, le tortillas fatte in casa e lui, il guacamole, che mi ha conquistata subito. È una salsa densa e corposa di avocado, vellutata, dal sapore burroso, tirata su da scalogno, lime e peperoncino. Dieci minuti, zero cottura. Ha un punto delicato? Uno solo: l’avocado deve essere maturo al punto giusto, né duro né sfatto, e più sotto ti spiego come riconoscerlo al tatto.
La prima volta che l’ho preparato in casa ho accolto tutti con un poncho e un sombrero, fra le risate delle mie figlie e di Francesco: venti minuti dopo era stato spazzato via. Da allora è la mia salsa da serata a tema, con i nachos coperti di formaggio fuso e i tacos di carne, ma sta bene anche su un crostino o dentro un hamburger. Il margarita lo lascio agli altri, io sono quasi astemia: sulle cose da sgranocchiare, invece, non mi risparmio. Se cerchi la ricetta della salsa guacamole messicana da fare in casa, cremosa ma con qualche pezzetto dentro, sei nel posto giusto.
Questa ricetta fa parte delle raccolte ricette con avocado, menù di ferragosto.
Ingredienti per 4 persone
- Avocado maturo400 g
- Scalogno 10 g
- pomodoro ramato 1
- Lime il succo di mezzo
- Peperoncino fresco piccante 1
- Olio extravergine d’oliva 20 g
- Sale q.b.
Procedimento
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Prima di tutto controlla l’avocado: premilo con il pollice vicino al picciolo, deve cedere appena, come un burro freddo, senza affondare. Se resiste è acerbo, se affonda è passato. Lava la buccia sotto l’acqua corrente, anche se non la mangi: la lama la attraversa e porta dentro quello che c’è fuori. Poi taglialo a metà per il lungo girando il coltello intorno al nocciolo e ruota le due parti per staccarle. Il nocciolo io lo tolgo con un cucchiaio, facendo leva, mai con il colpo di lama che si vede in giro: è il modo più facile per tagliarsi. Scava la polpa con lo stesso cucchiaio e mettila in una ciotola capiente. Schiacciala con i rebbi di una forchetta. Fermati presto: deve restare cremosa ma con qualche pezzetto, non una purea liscia, perché è quel pezzetto che poi si sente sotto i denti.

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Lava il pomodoro, taglialo a metà e togli i semi con la parte acquosa: è lì che sta l’acqua che poi ti ritrovi sul fondo della ciotola. Riduci la polpa a cubetti piccoli e lasciali un minuto in un colino. Lo scalogno mondalo e tritalo finissimo: crudo è deciso, e 10 g bastano. Unisci pomodoro e scalogno all’avocado, senza mescolare ancora.

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Lava il peperoncino, aprilo a metà per il lungo e togli semi e filamenti bianchi, che sono la parte più piccante. Tritalo fine e uniscilo al resto, poi lavati le mani prima di toccarti gli occhi. Sala, ma in due tempi: metà adesso, mescoli, assaggi. L’avocado senza sale sa di poco, con troppo sale copre tutto, e il punto giusto lo trovi solo assaggiando.

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Spremi il mezzo lime e versa il succo sulla salsa insieme all’olio extravergine. Mescola con la forchetta, poco: bastano pochi giri per amalgamare senza sfaldare i pezzetti. Assaggia di nuovo e correggi di sale. Il guacamole va servito subito, a temperatura ambiente o appena fresco, con la superficie ancora verde brillante.

Note & consigli
Nelle ricette messicane l’olio non c’è: l’avocado ha già il suo grasso. Io ce lo metto, poco, e lo scelgo fruttato medio, non troppo aggressivo, perché a crudo si sente tutto e mi dà una salsa più morbida e lucida. Se lo togli, non cambia nient’altro. Se non hai mai aperto un avocado, nel tutorial su come pulire l’avocado lo faccio passo passo.
Domande frequenti
L’avocado scurisce appena incontra l’aria, per un enzima della polpa, e il lime lo rallenta ma non lo ferma. Quello che funziona: prepararlo vicino al servizio, tenerlo al freddo e togliergli l’aria. Il nocciolo lasciato nella ciotola protegge solo il pezzo che copre, il resto scurisce lo stesso. Se una striscia diventa marrone, togli quella con un cucchiaio: sotto è ancora buono.
Con nachos e tortilla chips, poi dentro tacos, tortillas e fajitas. Fuori dal Messico lo metto su un crostino tostato, in un hamburger o accanto a uova strapazzate.
Guarda sotto il picciolo: staccalo con l’unghia, se sotto è verde chiaro è pronto, se è marrone la polpa è già passata. Se ne hai comprato uno duro, chiudilo in un sacchetto di carta con una mela per due o tre giorni a temperatura ambiente e matura in fretta. Con uno acerbo non insistere: viene fibroso, non si schiaccia e sa di poco.
Burroso e morbido, con la punta acida del lime e il piccante leggero del peperoncino che arriva dopo. Il sale lo tira su, per questo lo assaggi due volte.
In molte ricette messicane il lime non c’è, quindi non è un errore. Senza acido la salsa scurisce prima e va mangiata entro poco. Io il lime lo metto sempre: mezzo basta, di più copre l’avocado e rende tutto acquoso. Se non lo trovi, mezzo limone fa lo stesso lavoro con un profumo un po’ diverso.
Di solito uso un peperoncino fresco tipo calabrese, senza semi e filamenti. Così il piccante resta leggero e lascia sentire l’avocado. In Messico ci va il serrano o il jalapeño: se li trovi, vanno bene uguale. Aggiungilo sempre poco per volta, perché due peperoncini uguali non hanno mai la stessa forza.
Quasi sempre è il pomodoro, messo con semi e acqua, oppure troppo lime. Rimedio veloce: aggiungi mezzo avocado schiacciato e un pizzico di sale, la salsa si ricompatta. Per la prossima volta, scola i cubetti nel colino e il lime versalo a metà, poi assaggia.
Varianti della ricetta
Versione essenziale, senza pomodoro: avocado, sale, peperoncino e poco lime. È la più burrosa e la più vicina alle versioni messicane più semplici, e senza l’acqua del pomodoro regge meglio l’attesa.
Con il coriandolo: un cucchiaio di foglie tritate insieme allo scalogno. Nella maggior parte delle ricette messicane c’è, con la sua nota erbacea e un po’ agrumata; nella mia lo lascio fuori, ma se ti piace è la prima cosa da aggiungere.
Con scalogno e peperoncino arrostiti: passali qualche minuto su una padella rovente senza olio, finché la buccia si scurisce, poi tritali. La salsa prende una nota affumicata e dolce, meno fresca ma più profonda.
Se accanto vuoi qualcosa di più deciso, la salsa di pomodori messicana è la compagna naturale del guacamole sullo stesso tavolo.
Conservazione
Il guacamole è meglio appena fatto. Se ne avanza, mettilo in frigo entro due ore, in un contenitore piccolo con la pellicola appoggiata sulla superficie, e mangialo entro il giorno dopo: la superficie scurisce un po’ anche così, la polpa sotto no. Il congelamento non lo consiglio, scongelato perde struttura e rilascia acqua.
Curiosità
Il nome viene dal nahuatl, la lingua degli aztechi: ahuacamulli, da ahuacatl, l’avocado, e molli, la salsa. In Messico lo si pesta ancora nel molcajete, un mortaio di pietra lavica a tre piedi, che lascia una consistenza grossolana impossibile da avere con il frullatore.

