Quanto gin ci vuole per un gin tonic fatto bene? Meno di quanto si versa a occhio: 45 ml, con 100 di acqua tonica. Uno a due. Poco più. Il ginepro si sente, l’amaro non lo copre, e io questa proporzione non la tocco. Tocco la temperatura, perché è lì che si decide tutto: bicchiere gelato, tonica appena stappata, ghiaccio fino all’orlo. Un gin tonic tiepido non lo salva nessuna etichetta. Si costruisce nel bicchiere, come il long drink alla menta che si monta direttamente nel bicchiere. Se del gin ti piace il lato amaro c’è la versione con Campari e vermouth rosso. Per un aperitivo più leggero resta la bolla arancione che di gradi ne ha pochi. Qui sotto trovi anche quanti gradi ha un gin tonic, e perché scendono mentre il ghiaccio si scioglie.
Ingredienti
- Gin meglio un London Dry secco45 ml
- Acqua tonica ben fredda, aperta al momento100 ml
- Ghiaccio cubetti grandi e compatti q.b.
PER LA GUARNIZIONE
- Lime una fetta oppure una scorza q.b.
- Bacche di ginepro 3 o 4 q.b.
Allergeni
Procedimento
IL BICCHIERE E IL GHIACCIO PER IL GIN TONIC
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Per preparare il gin tonic comincia dal bicchiere, non dalla bottiglia. Riempilo di ghiaccio fino sopra il bordo e fallo roteare per qualche istante tenendolo per il fondo, così i cubetti strofinano tutta la parete. Dieci secondi bastano. Quando il vetro si appanna e diventa freddo al tatto, è pronto: quel velo opaco è il segnale che stai cercando.
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Butta via l’acqua che si è formata sul fondo, trattenendo i cubetti con il dorso di un cucchiaio, perché quell’acqua è già diluizione e non serve a niente. Se il ghiaccio si è abbassato, aggiungi ancora 1 o 2 cubetti. Su questo vacci pesante: un bicchiere pieno si scalda piano, tre cubetti che galleggiano si sciolgono in un attimo e ti ritrovi con un drink annacquato prima ancora di averlo assaggiato.
LE DOSI DEL GIN TONIC E IL GARNISH
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Versa 45 ml di gin, misurati con il jigger. Senza misurino, sono più o meno un bicchierino da liquore colmo, ma almeno le prime volte controlla davvero: in un bicchiere grande l’occhio sbaglia sempre per eccesso, e da 45 si arriva a 60 senza accorgersene.
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Aggiungi 100 ml di acqua tonica ben fredda e appena aperta. Versala piano, inclinando il bicchiere e facendola scivolare lungo la parete oppure sul dorso del bar spoon, il cucchiaio dal manico lungo. Guarda le bollicine: devono restare fini e continuare a salire per un bel po’. Se la schiuma monta e si spegne subito, stai versando troppo di getto e il gas se ne sta andando nell’aria invece che nel bicchiere.
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Mescola pochissimo. Io faccio un solo giro dal basso verso l’alto, giusto per portare il distillato in mezzo alla bibita, e mi fermo lì: ogni giro in più porta via anidride carbonica, e un gin tonic sgasato non si rimette in piedi con niente.
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Aromatizza con 3 o 4 bacche di ginepro e una fetta di lime. Se preferisci la scorza, spremila leggermente sopra il bicchiere con la parte colorata verso il basso, così cadono gli oli e non il succo. Il succo vero lo evito: se spremi lo spicchio, l’acidità entra nel drink e sposta tutto l’equilibrio, e qui il lime è una guarnizione, non un ingrediente.
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Servi subito, con il bicchiere ancora appannato. Il gin tonic non aspetta nessuno: dopo dieci minuti sul tavolo è un’altra cosa, più tiepida e più diluita, e non è colpa del gin.
Note & consigli
Il bar spoon non è indispensabile: va bene il manico lungo di un cucchiaio da tavola, purché sia pulito e non profumi di detersivo. Sul ghiaccio invece non transigo: cubetti grandi e compatti, tenuti in un sacchetto chiuso, perché quello sfuso prende gli odori del congelatore e li porta dritti nel bicchiere. Io lo rifaccio sempre quando so che avrò ospiti.
Domande frequenti
Quarantacinque, con cento di tonica: poco più di uno a due. Sotto i 40 ml il distillato sparisce dietro l’amaro, sopra i 60 il bicchiere si fa pesante e stanca dopo due sorsi. La dose giusta è quella che ti fa sentire il ginepro senza coprire la bibita, e per me è questa.
Quasi sempre la bottiglia era già aperta da un pezzo, oppure hai versato di getto. Il gas se ne va con il calore e con l’agitazione: bibita fredda, tappo appena tolto e una sola mescolata. Se il bicchiere è già spento non si rianima, meglio ripartire da capo.
Con 45 ml di gin a 40 gradi e 100 di tonica sei intorno al 12% prima che il ghiaccio si sciolga, poi si scende ancora. Più di una birra, meno di un vino liquoroso.
In un highball alto da 300-350 ml, oppure in una copa a calice larga. Servono a tenere tanto ghiaccio: in un bicchiere piccolo i cubetti stanno stretti, si sciolgono prima e il drink si annacqua.
Un London Dry secco è la scelta che non sbaglia, perché il ginepro regge l’amaro del chinino senza farsi coprire. Le etichette floreali o molto agrumate sono più delicate e chiedono una bibita neutra, altrimenti gli aromi si accavallano. Io parto sempre dal London Dry e cambio solo quando ho voglia di sperimentare.
Una classica, con il chinino ben presente e pochi aromi aggiunti. Le versioni aromatizzate hanno già un carattere loro e vanno scelte in accordo con il distillato, non a caso; quelle light cambiano dolcezza e corpo, quindi le proporzioni vanno ritarate assaggiando.
Usa un bicchierino da liquore: quelli standard stanno fra i 40 e i 50 ml riempiti fino all’orlo. Va bene anche il tappo dosatore di certe bottiglie. Quello che non funziona è versare a occhio dentro un calice grande, dove qualsiasi quantità sembra poca.
O ne hai messa troppa, o è troppo aromatica per quel distillato. Torna a 45 e 100, assaggia e semmai allunga dopo: aggiungere si può sempre, togliere no. Pesa anche il garnish, e tre guarnizioni insieme confondono tutto.
Quindici, contando 45 ml a bicchiere. Se calcoli anche la bibita te ne servono circa un litro e mezzo, cioè tre bottiglie da mezzo litro.
Varianti della ricetta
Gin tonic lungo. Stessi 45 ml di distillato con 135 ml di tonica, cioè un rapporto di uno a tre: viene più dissetante e più effervescente, con il ginepro sullo sfondo. Regge bene con un London Dry secco, meno con le etichette floreali, che rischiano di sparire.
Gin tonic al cetriolo. Al posto del lime, due o tre fettine sottili di cetriolo infilate lungo la parete del bicchiere. Il drink diventa più erbaceo e meno agrumato, e funziona soprattutto con i distillati che hanno già note vegetali.
Versione analcolica. Si sostituisce il gin con un botanico distillato senza alcol, che per legge gin non si chiama. Senza etanolo il corpo si perde: conviene scendere a 100 ml di bibita e alzare la guarnizione, con più ginepro e più scorza.
Conservazione
Il gin tonic si beve appena fatto, finché è freddo e il ghiaccio è ancora solido: non si prepara prima e non si tiene in frigo. Puoi però portarti avanti raffreddando bicchieri, bottiglie e guarnizioni già tagliate. Le bottiglie grandi, dopo l’apertura, si spengono in fretta: per pochi bicchieri conviene il formato piccolo.
Intolleranze & allergie
Il gin è un distillato: i cereali di partenza non rientrano fra gli allergeni da dichiarare, quindi la versione classica va bene anche a chi evita il glutine. Attenzione invece ai gin aromatizzati e alle toniche con botaniche aggiunte, dove l’etichetta va letta ogni volta.
Curiosità
Il gin è alcol distillato aromatizzato al ginepro, e per legge il ginepro deve restare il sapore predominante, con una gradazione mai sotto il 37,5%. Tutto il resto sono le botaniche di ogni distilleria: coriandolo, angelica, iris, scorze di agrumi. L’amaro della tonica viene dal chinino della corteccia di cincona: la prima acqua tonica fu brevettata a Londra nel 1858.

