Tre ingredienti, parti uguali, un bicchiere pieno di ghiaccio. Il Negroni è tutto qui, ed è proprio questo a renderlo difficile: non c’è nulla dietro cui nascondersi. Sembra facile. Se il vermouth è stanco, si sente; se mescoli poco, brucia; se mescoli troppo, sa d’acqua. Ti capita di berlo al bar e di non riuscire a rifarlo uguale a casa? Il segreto non è un ingrediente misterioso ma la regola delle tre parti (30 ml di gin, 30 di bitter Campari, 30 di vermouth rosso dolce), rispettata al millilitro, con il ghiaccio giusto e i secondi giusti di cucchiaio. Io lo preferisco secco, con un gin che sappia di ginepro, e non lo shakero mai.
Se cerchi qualcosa di più leggero, il Negroni Sbagliato con lo spumante al posto del gin è la strada giusta; per un aperitivo più fresco e meno amaro c’è lo Spritz con prosecco e soda, oppure i cocktail alla frutta che mettono d’accordo tutti, il Rossini con le fragole, il Bellini con la pesca bianca e il Mimosa con il succo d’arancia. Se ti stai chiedendo come si fa il Negroni con la ricetta originale e le dosi giuste, qui trovi tutto, passo dopo passo.
Ingredienti
- Gin 30 ml
- Bitter Campari 30 ml
- Vermouth Rosso dolce 30 ml
PER LA FINITURA
- Arancia mezza fetta
Allergeni
Procedimento
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Per preparare il Negroni parti dal bicchiere: un tumbler basso, quello largo e pesante chiamato anche old fashioned. Riempilo di ghiaccio fino a tre quarti dell’altezza, senza risparmiare. Il ghiaccio deve essere abbondante, freddo e asciutto, appena tirato fuori dal freezer, non i cubetti che sudano da mezz’ora sul tavolo. Mescolalo delicatamente con un cucchiaio lungo per una decina di secondi. Serve a raffreddare il vetro. Quando le pareti esterne si appannano e il bicchiere è freddo da tenere in mano, puoi versare.
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Dosa i tre ingredienti con un misurino, il jigger da bar, oppure con un bicchierino graduato: su 90 ml totali, cinque millilitri in più di Campari cambiano il gusto, e a occhio si sbaglia sempre. Versa nel bicchiere ghiacciato prima il gin, poi il vermouth rosso dolce e per ultimo il bitter Campari. Mescola con il cucchiaio lungo, senza fretta e senza sbattere: qui io conto una quindicina di secondi, girando lungo le pareti. Il Negroni non si shakera, si mescola, perché gli ingredienti sono limpidi e devono restare così. Il segnale giusto è doppio: il bicchiere diventa freddissimo e, assaggiando dal cucchiaio, l’alcol non punge più ma si è fuso con l’amaro e il dolce. Se pizzica ancora, mescola qualche secondo in più; se invece il ghiaccio è già mezzo sciolto, fermati, perché da lì in poi diventa solo acqua.
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Completa con mezza fetta di arancia, infilata nel bicchiere o appoggiata sul bordo, tagliata al momento e con la buccia ben lavata. Il Negroni è pronto: va bevuto subito, finché il ghiaccio tiene.
Note & consigli
A tavola il Negroni sta bene con quello che è grasso e sapido: salmone affumicato, formaggi stagionati, avocado, salumi, anatra. L’amaro pulisce la bocca tra un boccone e l’altro. Il bicchiere lo metto in freezer dieci minuti prima di iniziare, così il ghiaccio fa meno fatica e il drink resta pieno più a lungo. E vacci piano con la fetta d’arancia: se la schiacci nel bicchiere, la parte bianca lo rende amaro nel modo sbagliato.
Domande frequenti
Parecchi: è uno dei cocktail più forti tra quelli da aperitivo. Con gin a 40 gradi, Campari a 25 e vermouth a 16, la miscela parte intorno ai 27 gradi e, con l’acqua del ghiaccio che si scioglie mescolando, si assesta sui 21-22. Per questo io ne bevo uno solo, e mai a stomaco vuoto.
Uno secco, in cui il ginepro si senta bene: il London Dry è la scelta più sicura. I gin molto floreali o agrumati spariscono dietro il Campari oppure lo trasformano in un altro drink.
Un vermouth rosso dolce di stile italiano: è lui a fare da ponte tra il gin e l’amaro del Campari. Marche diverse cambiano molto il risultato, più vanigliate e rotonde oppure più erbacee e tese, quindi vale la pena provarne un paio. Conta che sia fresco: appena aperto dà il meglio.
L’Americano è il fratello più leggero: stessi Campari e vermouth rosso, ma al posto del gin c’è la soda, e in genere il vermouth abbonda rispetto al bitter. Si serve nel bicchiere alto, con tanto ghiaccio. Il Negroni nasce proprio da lì, togliendo la soda e mettendo il gin.
Quasi sempre è questione di freddo e diluizione, non di ricetta. Un Negroni mescolato troppo poco resta caldo e aggressivo, perché l’acqua che il ghiaccio rilascia serve ad ammorbidirlo. Controlla anche il vermouth: se è aperto da mesi, il drink viene piatto e l’amaro prende il sopravvento.
Lo faccio spesso quando ho ospiti: io metto in una bottiglia gin, Campari e vermouth in parti uguali, chiudo e lascio in frigorifero. Al momento verso 90 ml a testa nel bicchiere pieno di ghiaccio e mescolo come al solito. L’arancia solo all’ultimo, mai nella bottiglia.
Glutine di norma no: gin e Campari sono distillati o infusi, il vermouth è vino aromatizzato. I solfiti invece ci sono quasi sempre, nel vermouth, e l’etichetta deve dichiararli: se sei sensibile, leggila.
Varianti della ricetta
Negroni Sbagliato: la stessa dose di spumante brut al posto del gin, versato per ultimo. Più leggero, con le bollicine e un fondo vinoso, intorno ai 15 gradi: è il cocktail nato al Bar Basso di Milano, che trovi spiegato nella ricetta del Negroni Sbagliato.
Boulevardier: gin sostituito da bourbon o whisky di segale, sempre in parti uguali. Diventa più caldo e rotondo, con note di vaniglia e legno, e da drink d’aperitivo passa volentieri al dopocena.
Negroni al mezcal: il distillato d’agave al posto del gin, sempre 1:1:1. Affumicato e terroso, meno elegante e più spigoloso: una strada per chi il classico lo conosce già a memoria.
Conservazione
Il Negroni pronto nel bicchiere non si conserva: si beve appena fatto, con il ghiaccio ancora intero, perché dopo dieci minuti è diluito e tiepido. Il vermouth invece va tappato e messo in frigorifero dopo l’apertura, lontano dalla luce: dà il meglio per due o tre mesi, poi perde profumo. Gin e Campari stanno benissimo in dispensa.
Curiosità
Il nome viene, secondo la ricostruzione più diffusa, dal conte fiorentino Camillo Negroni. Tornato da un viaggio in America, al Caffè Casoni di Firenze chiese al barista di rinforzare il suo solito Americano con una spruzzata di gin al posto del seltz. Quella variante piacque e prese il nome del cliente che l’aveva chiesta.

