Il Margarita è il cocktail messicano per eccellenza: tequila, triple sec e lime, con il bordo del bicchiere passato nel sale. Tre ingredienti, nessuna cottura. Viene bene anche a casa? Sì, a patto di non risparmiare sul ghiaccio e di spremere il lime al momento, perché quello in bottiglia si sente al primo sorso. Io lo preparo quando voglio qualcosa di secco e pungente. Chi cerca un drink lungo e dissetante trova altra freschezza nel mojito con la menta pestata, oppure nell’hugo leggero al sambuco. Chi preferisce il dolce e il fruttato può passare al sex on the beach con la vodka o alla pina colada al cocco. Se ti stai chiedendo come fare un Margarita con le dosi giuste e un bordo di sale che non si stacca, qui trovi la ricetta passo per passo.
Ingredienti
- Tequila 100% Agave blanco50 ml
- Triple Sec 20 ml
- Succo di lime appena spremuto15 ml
per la finitura
- Sale fino q.b.
- Lime mezzo + 1 fetta
Allergeni
Procedimento
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Prima di tutto metti in freezer la coppa in cui servirai il cocktail: dieci minuti bastano, e un bicchiere gelato tiene il Margarita freddo più a lungo. La coppa classica è quella detta sombrero, con lo stelo e il bordo largo. Per shakerare io uso lo shaker Boston, quello in due pezzi: un bicchiere di metallo alto, il tin, e uno di vetro più piccolo. Riempi il tin di ghiaccio fino all’orlo, cubetti grandi e asciutti, appena usciti dal freezer. Nel bicchiere di vetro versa la tequila, il triple sec e il succo di lime appena spremuto. Incastra le due parti con un colpo secco del palmo, poi scuoti forte per 10-12 secondi. Non contare le scosse. Guarda il metallo: quando il tin si appanna e diventa quasi fastidioso da tenere, il drink è freddo e diluito quanto serve.
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Tira fuori la coppa dal freezer e prepara il bordo di sale. Passa la polpa di mezzo lime lungo metà del bordo, solo sul lato esterno, così il sale non cade dentro; se ti piace più sapido fai tutto il giro. Capovolgi la coppa su un piattino con uno strato di sale fino, ruotala appena e rialzala: il bordo deve restare bianco e uniforme, senza grumi. Questo passaggio puoi farlo anche prima di shakerare. Io faccio così, il drink non aspetta e non si annacqua.
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Apri lo shaker con un colpetto nel punto in cui i due pezzi si incastrano. Appoggia sulla bocca del tin lo strainer, il colino a molla che trattiene il ghiaccio, e versa nella coppa: il Margarita classico si serve liscio, senza ghiaccio dentro. Il liquido deve arrivare velato e freddissimo, con una leggera schiuma in superficie data dal lime. Decora il bordo con una fetta di lime e servi subito, perché il freddo dura poco.
Note & consigli
Il ghiaccio conta più di quanto sembri: cubetti piccoli o già umidi si sciolgono nello shaker e il cocktail arriva annacquato. Per il bordo io uso sale fino, mai grosso, perché quello grosso cade nel bicchiere al primo sorso. Se il tuo triple sec è dolce (molti stanno sotto i 30 gradi), scendi a 15 ml e alza il lime a 20: il Margarita deve restare secco.
Domande frequenti
Una tequila blanco, chiamata anche plata o silver, giovane e non invecchiata: ha il gusto pulito dell’agave e regge il lime senza coprirlo. Io non uso la reposado in questo cocktail, il passaggio in botte la rende morbida e vanigliata e il drink perde nervo. Deve essere 100% agave, il resto lo spiego nelle curiosità.
Il Cointreau, che è a sua volta un triple sec, solo più secco e più forte, 40 gradi: per me è la scelta migliore se lo trovi. Va bene anche un curaçao secco. Il Grand Marnier funziona, ma è a base di cognac ed è più dolce: usane 15 ml e non 20.
Nel bicchiere sta fra i 22 e i 26 gradi, a seconda del triple sec. È un cocktail forte: quasi il doppio dell’alcol di un calice di vino, e il ghiaccio non lo rende leggero.
Usa una coppa da cocktail qualsiasi, purché abbia lo stelo: la mano non scalda il drink. Se lo preferisci con il ghiaccio, va benissimo un bicchiere basso e largo, tipo old fashioned, con tre cubetti grandi. Il bordo di sale si prepara allo stesso modo.
Un barattolo di vetro con il coperchio a vite fa lo stesso lavoro: ghiaccio, ingredienti, chiudi e scuoti. Per filtrare basta un colino da tè tenuto sopra la coppa. Il risultato cambia poco; quello che non puoi saltare è il ghiaccio abbondante.
Il sale smorza l’acidità del lime: un sorso con il sale e uno senza sono due drink diversi. Mettendolo solo su metà bordo lasci a chi beve la scelta. Io lo preferisco così.
Prima di cena, come aperitivo: è secco e acido e mette fame. A stomaco vuoto però picchia, quindi accompagnalo con qualcosa di salato, guacamole, nachos o anche solo olive. Va bene anche dopo cena, al posto di un amaro.
Nessuno lo sa con certezza. Circolano almeno quattro versioni, fra Messico e Texas e fra gli anni Trenta e Quaranta, ognuna con un barman diverso e una donna di nome Margarita a cui sarebbe dedicato. Nessuna è documentata: prendile come leggende da bar, non come storia.
Varianti della ricetta
Frozen Margarita. Stesse dosi ma nel frullatore, con 150 g di ghiaccio e 5 ml di sciroppo di zucchero o di agave: frulla finché è una granita liscia e servila nella coppa con il bordo di sale. Viene meno forte e più dolce, e si beve con la cannuccia corta.
Tommy’s Margarita. Al posto del triple sec, 15 ml di sciroppo di agave: tequila 60 ml e lime 30 ml, shakerati e serviti con ghiaccio in un bicchiere basso. È più secco e più pulito, con l’agave che si sente di più, e il sale sul bordo diventa facoltativo.
Margarita alla fragola. Pesta 3-4 fragole mature nel bicchiere di vetro dello shaker prima di aggiungere gli altri ingredienti, e scendi a 15 ml di triple sec perché la frutta porta già zucchero. Filtra con un colino fine: diventa rosa, più morbido, meno pungente.
Margarita analcolico. Succo di lime 30 ml, succo di arancia 30 ml, sciroppo di agave 10 ml, shakerati con ghiaccio e allungati con acqua tonica nella coppa con il bordo di sale. Non sa di tequila, ma tiene acido, dolce e salato nello stesso equilibrio.
Conservazione
Il Margarita non si conserva: nel bicchiere diventa tiepido e piatto in pochi minuti. Se ne fai tanti, mescola in anticipo tequila, triple sec e lime in una bottiglia e tienila in frigo per non più di quattro ore, poi shakera un bicchiere alla volta. Oltre quel tempo il lime spremuto vira sull’amaro.
Curiosità
La parola tequila da sola non garantisce nulla. La legge messicana permette di chiamare tequila un distillato con appena il 51 per cento di zuccheri di agave, il resto da canna o mais: sono le tequila mixto, più aspre in gola. La dicitura 100% de agave in etichetta è l’unica garanzia che dentro ci sia solo agave blu.

