Confettura o marmellata di pesche? Da giugno 2026 la legge italiana riserva la parola marmellata agli agrumi, quindi questa è una confettura, anche se a casa continuiamo tutti a chiamarla marmellata e ci capiamo lo stesso. Il nome cambia, il vasetto no. La vedo preparare da quando ero bambina e non mi stancherò mai del suo sapore. Come narra la mitologia cinese, chi mangia le pesche dovrebbe diventare immortale: io quella virtù la gradirei molto, anche solo per poterle continuare a gustare in eterno.
Come la uso? Su una galletta di riso o di mais, che è come piace a me, oppure al mattino su una fetta di pane in cassetta ai cereali. Con la pasta frolla diventa il cuore della crostata con crema frangipane, e una cucchiaiata nell’impasto della ciambella con pesche e amaretti non guasta mai. Se cerchi una confettura di pesche fatta in casa che si conserva in dispensa senza pensieri, qui sotto trovi anche quanti minuti tenere i vasetti a bollire, e perché.
Questa ricetta fa parte della raccolta marmellate e confetture.
Ingredienti 1 kg di confettura
- Pesche pesate intere, con il nocciolo1250 g
- Succo di limone filtrato30 g
- Zucchero semolato 800 g
Procedimento
PREPARARE E FAR MACERARE LE PESCHE
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Lava le pesche sotto l’acqua corrente e asciugale bene. Pesale intere, con il nocciolo: i 1250 g della ricetta si riferiscono alla frutta così com’è, prima di pulirla. Sulla buccia decidi tu. Senza, la confettura viene più fine e di colore uniforme; con la buccia viene più rustica e più carica di colore, ma dopo dovrai frullarla con più cura. Per pelarle senza fatica incidi una croce sul fondo, tuffale trenta secondi in acqua bollente e poi in acqua fredda: la buccia si sfila con le dita.
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Tagliale a metà seguendo il solco, togli il nocciolo e riducile a tocchetti di due centimetri circa, tutti della stessa misura, così cuociono insieme. Mettile in una ciotola capiente con lo zucchero e il succo di limone filtrato.
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Mescola, copri con la pellicola e metti in frigorifero. Questa macerazione la considero facoltativa: se hai fretta salti tutto e vai in pentola, la confettura viene lo stesso. Se invece la fai, dalle almeno sei ore, anche tutta la notte. Le pesche rilasciano molto succo e lo zucchero si scioglie prima di andare sul fuoco, quindi la cottura parte più veloce e si attacca meno.
CUOCERE LA CONFETTURA
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Versa frutta e succo in una pentola larga e dal fondo spesso: più superficie hai, prima evapora l’acqua e meno cuoce la pesca. Porta a bollore a fuoco medio e togli la schiuma che sale in superficie con un cucchiaio, un po’ alla volta.
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Dopo cinque minuti circa le pesche si ammorbidiscono. Passale al passaverdure con il disco a fori medi, oppure frulla con il frullatore a immersione direttamente in pentola, che è come faccio io: niente da travasare bollente. Se usi il frullatore da bicchiere, attenzione: il composto è bollente e il vapore può far saltare il coperchio, quindi riempilo a metà e tieni il tappo con un canovaccio. Se ti piace sentire la frutta sotto i denti, tienine una parte a pezzetti.
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Rimetti sul fuoco e prosegui la cottura mescolando spesso, soprattutto verso la fine, quando la confettura si addensa e tende ad attaccarsi. Con il termometro devi arrivare a 105 gradi. Non hai il termometro? Fai la prova del piattino. Metti un piatto in freezer prima di iniziare, versa una goccia di confettura bollente, rimettilo un minuto al freddo e poi inclinalo: se la goccia scivola piano e passandoci un dito il solco resta aperto, è pronta. Se corre via, cuoci ancora cinque minuti e riprova. Raffreddando si rassoda parecchio, quindi spengo quando mi sembra ancora un filo morbida: una confettura cotta troppo diventa caramellosa e dura, e da lì non torna indietro.
INVASARE E CONSERVARE
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I vasetti vanno preparati prima, mentre la confettura cuoce. Lavali con acqua calda e detersivo insieme ai tappi e sciacquali bene. Sistemali in una pentola alta separati da un canovaccio, coprili d’acqua fredda e porta a bollore per dieci minuti. Lasciali nell’acqua calda fino al momento di riempirli e scolali capovolti su un canovaccio pulito, senza toccare l’interno. I tappi invece bastano lavati e tenuti in acqua calda: la bollitura lunga rovina la guarnizione che deve fare tenuta. Se sono tappi già usati, cambiali.
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Riempi i vasetti caldi con la confettura ancora bollente, lasciando mezzo centimetro di spazio dal bordo, non di più: troppa aria dentro rende il vuoto meno sicuro. Pulisci il bordo con carta da cucina e chiudi senza forzare.
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Rimettili in pentola dritti, sempre separati dal canovaccio, coperti da almeno 3 centimetri d’acqua. Porta a bollore e da quel momento conta 5 minuti per i vasetti da 315 g: vale per chi abita fino a 300 metri di altitudine. Fra i 300 e i 1.800 metri tieni 10 minuti, più in alto 15.
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Spegni, aspetta cinque minuti e tira fuori i vasetti con una pinza, appoggiandoli dritti su un canovaccio lontano da correnti d’aria. Non capovolgerli: il vuoto si forma da solo raffreddando. Dopo dodici ore controlla che il tappo sia leggermente incavato al centro e che non faccia click premendolo. Quelli che non hanno tenuto non vanno in dispensa.
Note & consigli
Il limone non lo tolgo mai: aiuta la pectina delle pesche a legare e tiene il colore più chiaro. Le pesche le compro sode al tatto e profumate, mai molli. Se ti avanza confettura per meno di un vasetto, non trattarla: coprila e tienila in frigorifero.
Domande frequenti
Da calda sembra sempre più sciolta di quello che sarà, quindi giudica solo a vasetto freddo. Se anche allora cola, rovesciala in pentola, portala di nuovo a bollore per cinque minuti e reinvasa in vetro pulito e caldo. Io lo rifaccio il giorno stesso, non a distanza di settimane.
Dipende da quanto sei sceso. Sotto i 750 g per chilo di polpa la dispensa non è più sicura: quel vasetto va in frigorifero e si consuma in cinque o sei giorni, oppure si congela. Non è una questione di gusto: sono zucchero e acidità insieme a tenere lontano il botulino.
Io quel vasetto in dispensa non ce lo metto: da lì in poi vale come uno già aperto, quindi frigorifero. Oppure cambi il tappo e ripeti il trattamento in acqua bollente, entro un paio d’ore.
Quasi sempre è cottura troppo lunga: pentola stretta, fuoco basso, acqua che evapora piano. Con una pentola larga e la fiamma media arrivi a 105 gradi in fretta e il colore resta vivo.
Le pesche stramature hanno poca pectina: legano peggio e il profumo si spegne in cottura. Le ammaccate invece vanno benissimo, basta togliere la parte scura. Quando la frutta è al limite aggiungo un cucchiaio di limone in più, che rimette acidità e aiuta la presa.
Allora i vasetti pieni restano in acqua bollente 10 minuti invece di 5, anche in pianura. Sotto i dieci minuti di trattamento il vetro va sterilizzato prima, sopra basta pulito e caldo.
Varianti della ricetta
Con le pesche noci. Stessa ricetta e stessi tempi, ma la buccia è liscia e sottile e puoi lasciarla. Viene un colore più acceso, quasi arancio, e un sapore un filo più deciso.
Con le pesche bianche o tabacchiere. Profumo più delicato e colore chiaro. Sono più dolci, ma lo zucchero resta quello: sotto la soglia che tiene la dispensa non si scende. Non cuocerle troppo, il profumo se ne va per primo.
Alla mandorla. A fuoco spento mescola mezzo cucchiaino di estratto di mandorla amara. Vacci piano: la mandorla copre facilmente la pesca, meglio assaggiare e aggiungerne dopo. Sta benissimo nella crostata.
Se ti è piaciuta, prova anche le confetture di ciliegie, albicocche e fragole, e per qualcosa di diverso la confettura di pomodorini.
Conservazione
Vasetti chiusi e con il tappo incavato: in dispensa, al buio e al fresco, fino a un anno. Aperti: in frigorifero, presi sempre con un cucchiaino pulito, per due o tre settimane. Se vedi muffa butta tutto il vasetto, non solo lo strato sopra. Congelarla, con questo zucchero, non serve.
Curiosità
Il nome viene dal latino malum persicum, mela di Persia: i Romani credevano che arrivasse da lì. La pianta invece è cinese, e in Persia aveva fatto solo tappa lungo la via della seta.

