Mi basta sentirne il profumo da lontano, e il vin brulé mi ha già presa. Lo trovi a ribollire nelle pentole fumanti dei mercatini di Natale, ma a casa la ricetta del vin brulé si fa in meno di mezz’ora, con quello che hai già in cucina.
È una bevanda tipicamente invernale: vino rosso scaldato con zucchero, scorze di limone e arancia e spezie (cannella, chiodi di garofano, anice stellato e un pizzico di noce moscata). Il punto da curare è uno solo, la scorza degli agrumi, perché ne serve soltanto la parte colorata.
Ricordati che resta alcolico, anche dopo la fiammata. Per i bambini c’è il punch analcolico al succo di mela. Il vin brulé, invece, sta benissimo accanto a una fetta di panettone o a qualche biscotto pan di zenzero.
Ingredienti
per 700 ml di vin brulé
- Vino rosso corposo750 g
- Zucchero semolato 150 g
- Cannella in stecca1
- Chiodi di garofano 4
- Scorza di limone 1
- Scorza di arancia 1
- Noce moscata 1 pizzico
- Anice stellato 2
Allergeni
Procedimento
COME SI FA IL VIN BRULÉ
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In una pentola dal fondo spesso, abbastanza grande da restare piena al massimo per due terzi, versa il vino rosso e aggiungi lo zucchero. Lava e asciuga il limone e l’arancia, poi ricava la scorza con un pelapatate, in strisce larghe e sottili. Prendi solo la parte colorata e lascia sul frutto il bianco sottostante, che è amaro e nel vino caldo lo cede tutto. Se su una striscia è rimasto del bianco, toglilo con la punta di un coltellino prima di metterla in pentola.
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Metti le scorze in infusione nel vino, poi aggiungi le spezie: la cannella in stecca, i chiodi di garofano, l’anice stellato e un pizzico di noce moscata, grattugiata al momento se ce l’hai intera. Le spezie intere alla fine si filtrano senza fatica, quelle in polvere invece intorbidiscono il vino e restano in bocca.
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Metti la pentola su fuoco medio e porta gli ingredienti a bollore, mescolando ogni tanto, così che lo zucchero si sciolga e che scorze e spezie rilascino aroma e oli essenziali. Vacci piano con la fiamma. Quando in superficie compaiono le prime bollicine e dalla pentola sale forte il profumo di cannella e arancia, ci sei: un bollore lungo e tumultuoso non serve, dà al vino un sapore di cotto e tira fuori l’amaro delle scorze.
LA FIAMMATA E IL SERVIZIO
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Ora viene il bello! Spegni il fuoco sotto la pentola e tieni a portata di mano un coperchio più largo della pentola: se la fiamma si alza troppo, lo appoggi sopra e si spegne. Con un fiammifero lungo o con un accendino lungo da cucina, facendo moltissima attenzione, avvicina la fiamma alla superficie del vino tenendo viso e mani lontani. Grazie alla componente alcolica il vino prende fuoco e diventa davvero “brulé”.
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Attendi che la fiammata si estingua da sola. Quando si spegne il vino ha perso una parte dell’alcol, non tutto, e il vin brulé resta una bevanda alcolica. Filtralo con un colino per raccogliere scorze e spezie, poi versalo nei bicchieri, se vuoi con qualche scorzetta per decorare. Mi raccomando, deve essere caldissimo! Per servirlo scegli tazze o bicchieri che reggono il calore, meglio se con il manico.
Note & consigli
La fiammata in casa va fatta con gli strumenti giusti: niente cerini, fiammiferi corti o accendini classici, che ti porterebbero troppo vicino al fuoco. Se fra il fornello e la cappa c’è poco spazio, spostati senza problemi in un punto più sicuro e fai lì la fiammata. Se segui un’alimentazione vegana, controlla lo zucchero che compri: la ricetta riesce con qualunque tipo di zucchero.
Domande frequenti
Un rosso corposo, come quello della ricetta, ma giovane e non troppo tannico: con il calore e le spezie un vino molto tannico o invecchiato in legno diventa duro e amarognolo. Non serve una bottiglia costosa, serve un vino sano, perché zucchero e spezie non coprono un sapore di tappo o di aceto.
Sì. Il calore e la fiamma tolgono una parte dell’alcol, ma una quota variabile resta e in casa non si misura. Non va dato ai bambini, né a chi aspetta un bambino o deve guidare.
Quasi sempre è colpa della scorza: se nelle strisce è rimasto il bianco, nel vino caldo cede tutto il suo amaro. Le altre cause sono un bollore troppo lungo e troppi chiodi di garofano o anice. Se te ne accorgi, filtralo subito per fermare l’infusione. Aggiungere zucchero copre poco e rende la bevanda pesante.
L’anice stellato e la noce moscata si possono togliere senza snaturarlo: viene un vin brulé un po’ meno liquoroso. Cannella, chiodi di garofano e scorze di agrumi sono invece il cuore che ritorna in quasi tutte le ricette, quindi conviene tenerli. Se i chiodi non ti piacciono, riducili: è proprio in eccesso che danno quella nota quasi medicinale.
Sì, ma viene una bevanda più delicata. Un bianco secco si fa coprire facilmente da chiodi di garofano, anice e noce moscata, quindi conviene ridurli e lasciare più spazio a cannella e agrumi.
Sono due cose diverse. In Italia il vino cotto indica di solito prodotti ottenuti con pratiche enologiche particolari, non un vino caldo da bere subito. Il vin brulé appartiene alla famiglia dei vini caldi speziati, come il Glühwein tedesco e il vin chaud francese, che cambiano nome, spezie e dolcezza da un paese all’altro.
Varianti della ricetta
Vin brulé con la mela. Insieme alle spezie aggiungi una mela soda tagliata a fettine sottili e qualche fetta d’arancia: il vin brulé viene più rotondo e profuma di frutta cotta. Filtralo con più cura e conservalo meno a lungo, perché la frutta dentro lo rende più delicato.
Conservazione
Il vin brulé è più buono appena fatto. Se ne avanza, filtralo, lascialo intiepidire e mettilo in frigorifero entro due ore, in una bottiglia ben chiusa: si conserva 3-4 giorni. Riscaldalo dolcemente, una volta sola e senza ripetere la fiammata, perché ogni riscaldamento lo rende un po’ più cotto e meno profumato.
Intolleranze & allergie
Il vino contiene solfiti, sempre indicati in etichetta: chi è sensibile deve tenerne conto. Se il vino è stato chiarificato con proteine dell’uovo o del latte lo trovi scritto in etichetta, quindi leggila prima di comprare la bottiglia. Le spezie intere non rientrano fra gli allergeni principali.
Curiosità
Il nome viene dal francese vin brûlé, cioè vino bruciato, adattato in italiano. Nell’antica Roma esisteva già il conditum paradoxum, un vino addolcito con miele e insaporito con pepe, zafferano e datteri: un lontano parente, non la stessa bevanda. In Romagna il brulè fatto con il Sangiovese è censito fra i prodotti agroalimentari tradizionali della regione.

