Lo ammetto: la prima volta che ho sentito parlare della Treccia mochena ho fatto fatica a immaginarla — una torta lievitata, farcita, intrecciata… sembrava un poema! Ma è bastata una passeggiata in Val di Fiemme, tra i profumi burrosi delle pasticcerie tradizionali, per capirne davvero il senso. Nata tra le valli trentine di cultura mochena (sì, esatto, quella minoranza linguistica germanofona!), questa treccia racchiude decenni di sapori e saperi. Il ripieno di crema pasticciera vellutata e confettura di mirtilli è un abbraccio che sa di montagna e affetto. Una di quelle ricette “lente”, che richiedono tempo… ma che quando escono dal forno — profumate, dorate — ti ritrovi a chiederti: perché non l’ho fatta prima?
Se la tua passione sono le trecce, eccone alcune da provare assolutamente: resto sui dolci e ti propongo la semplice quanto fragrante Treccia ai frutti rossi, oppure per una buona colazione, la Treccia con ricotta e confettura. Se vogliamo intraprendere un viaggio verso i paesi freddi, devi provare la Treccia Russa con gocce di cioccolato o il Kringel estone con cannella, cioccolato e frutta secca. Invece, per rimanere sull’intreccio ma di pane, ecco la coloratissima Treccia tricolore con curcuma, spinaci e barbabietola, oppure la Treccia salata con salame e formaggio. Provale e fammi sapere!
Ingredienti per 8 persone
Per il lievitino
- Farina manitoba 100 g
- Latte intero a temperatura ambiente80 g
- Lievito di birra disidratato 4 g
Per l’impasto
- Farina manitoba 170 g
- Farina 00 230 g
- Zucchero semolato 80 g
- Latte intero 90 g
- Uova medie 2
- Burro a temperatura ambiente70 g
- Sale 7 g
- Scorza di limone 1
Per la crema pasticcera
- Panna fresca liquida 105 g
- Latte intero 245 g
- Tuorli (80 g)4
- Zucchero semolato 90 g
- Amido di riso 10 g
- Amido di mais 15 g
- Estratto di vaniglia 1 cucchiaino
Per la farcitura
- Confettura di mirtilli 150 g
Per spennellare
- Albume d’uovo 1
- Zucchero semolato q.b.
Allergeni
Procedimento
Il lievitino
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Per cominciare, prendi una ciotola e prepara gli ingredienti principali. Metti dentro la farina, il latte e il lievito disidratato. Poi, con l’aiuto di un cucchiaio, mescola bene il tutto fino. Ora, è il momento di usare le mani, inizia a impastare, ma senza fretta. Continua fino a che l’impasto non diventa liscio, elastico e non si attacca più alle pareti della ciotola.
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Quando avrai ottenuto un bel panetto, coprilo con la pellicola trasparente per evitare che si secchi. Per farlo lievitare al meglio, mettilo in un luogo tiepido e senza spifferi. Il posto ideale è il forno spento: la lucina accesa può aiutare a creare un ambiente perfetto. Lascia riposare l’impasto per circa un’ora, o finché non raddoppia di volume.
L’impasto
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Nella ciotola della planetaria munita di gancio, metti le farine con lo zucchero.
In una caraffa a parte, sbatti le uova e il latte con una forchetta. Con una grattugia, aggiungi anche la scorza di limone e mescola.
Avvia la macchina e versa a filo metà dei liquidi. Attendi che vengano completamente assorbiti. -
Aggiungi il lievitino, che avrai fatto lievitare per un’ora, e lascia che si amalgami. Poi versa i restanti liquidi.
Una volta assorbiti, aggiungi a fiocchi il burro a temperatura ambiente, alternandolo con il sale. Aggiungi il burro piano, poco alla volta, aspettando che ogni pezzo venga assorbito prima di aggiungere il successivo. -
Quando il burro sarà stato tutto assorbito, stacca l’impasto dal gancio. Rovescialo su un tavolo leggermente imburrato, pirlalo (cioè, dagli una forma sferica) e mettilo in una ciotola imburrata per la lievitazione, che dovrà durare 2 ore o fino a quando l’impasto non avrà raddoppiato di volume iniziale.
La crema pasticcera
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In una ciotola, mescola energicamente i tuorli con lo zucchero e l’amido fino a ottenere una crema liscia e omogenea.
In un pentolino, scalda il latte, la panna e l’estratto di vaniglia a fuoco dolce, portando il composto a sfiorare il bollore. -
Versa lentamente il latte caldo nella ciotola dei tuorli, mescolando continuamente. Poi trasferisci il tutto nel pentolino e cuoci a fuoco basso, continuando a mescolare con una frusta finché la crema non si addenserà.
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Quando avrà raggiunto la consistenza desiderata, versala in una pirofila, copri con pellicola a contatto e lasciala raffreddare prima a temperatura ambiente e poi in frigorifero.
Per l’utilizzo, trasferisci la crema in una sac à poche.
La sfogliatura
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Prendi l’impasto lievitato e stendilo sul piano di lavoro leggermente infarinato, fino a ottenere un rettangolo di circa 60×40 cm. Spennellalo con il burro fuso.
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Tenendo il lato lungo verso di te, pratica su di esso delle incisioni di 13,3 cm a 1/3 e a 2/3 (a 20 e 40 cm) sia sulla parte superiore che nella parte inferiore del rettangolo. In questo modo avrai creato, idealmente, 9 quadrati, che rimarranno attaccati tra loro nella parte centrale.
Adesso prendi l’angolo del primo quadrato in alto a sinistra e piegalo sul quadrato centrale sottostante. Prosegui prendendo il quadrato in basso a sinistra e posizionalo su i primi due piegati precedentemente.
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A questo punto, prendi i tre quadrati sovrapposti e piegali verso destra, al centro della sfoglia sopra il quadrato centrale. Piega la sfoglia al centro in alto verso il basso sovrapponendola alle precedenti, e successivamente quella centrale sottostante verso l’alto.
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Ora, prendiamo tutti i quadrati piegati e li portiamo verso destra al centro e poi procediamo come fatto precedentemente, ovvero piega il quadrato in alto a destra verso il basso al centro e poi quello in basso a destra verso l’alto; otterrai così un quadrato di sfoglie.
Metti il quadrato di sfoglie su una placca da forno, copri con la pellicola e riponilo a raffreddare in frigorifero per un’oretta.
Composizione
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Passato il tempo di riposo in frigo, metti l’impasto sul tavolo leggermente infarinato, allargalo delicatamente con un mattarello fino a ottenere un rettangolo della misura di circa 40×30 cm.
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Sposta la sfoglia appena stesa su un foglio di carta da forno, assicurandoti che mantenga le dimensioni indicate. Se dovesse ritirarsi un po’, una volta adagiata sul foglio di carta da forno puoi dare un altro colpetto di mattarello per raggiungere le misure necessarie.
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Tenendo il lato corto verso di te, dividi in 3 colonne uguali il rettangolo di pasta e nelle due colonne ai lati, con l’aiuto di una rotella liscia, intaglia delle strisce orizzontali, leggermente oblique, larghe circa 2.5 cm. Le strisce devono essere alla stessa altezza ma soprattutto devono essere dello stesso numero sia a destra che a sinistra.

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Prendi la crema pasticciera dal frigorifero, forma uno stato nella parte centrale del tuo rettangolo avendo l’accortezza di lasciare uno spazio di 1 cm vuoto dai lati tagliati e un paio di centimetri sia nella parte superiore che nella parte inferiore.
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Fai un perimetro contenitivo un po’ più alto con la crema in modo da poter posizionare al centro la confettura di mirtilli in modo tale che non fuoriesca.
Ora devi intrecciare la pasta: partendo dall’alto, prendi la prima striscia e piegala verso il centro, sovrapponendola leggermente alla farcitura. Prendi poi la striscia dal lato opposto, piegala e sovrapponila alla prima, portandola sempre verso il centro. Continua con lo stesso procedimento, alternando le strisce da un lato e dall’altro per tutta la lunghezza della treccia.
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Una volta formato l’intreccio, con l’aiuto della carta da forno, sposta il tutto sulla teglia e lascia lievitare per un’ora nel forno spento.
Trascorso il tempo di lievitazione, spennella la superficie con dell’albume d’uovo e cospargila con dello zucchero semolato. -
Ora cuoci la tua treccia mochena nella parte bassa del forno in modalità statica a 170°C per 40 minuti, se verso la fine vedrai che inizia a scurirsi troppo, coprila con un foglio di alluminio.
Servila ancora tiepida.
Varianti della ricetta
- Farcitura alla crema e mele: nell’impasto centrale, assieme alla crema pasticcera, si possono aggiungere fettine sottili di mele renette o golden leggermente spadellate con zucchero e cannella. Offre una reinterpretazione trentina ancora più territoriale.
- Cioccolato e nocciole: per un gusto intenso, si può sostituire la confettura di mirtilli con crema di nocciole oppure una ganache al cioccolato fondente, e arricchire con granella di nocciole tostate. Ideale per i bambini e per chi ama i sapori più decisi.
- Versione vegana: si può preparare una treccia mochena senza ingredienti animali utilizzando latte vegetale, panna vegetale, margarina o burro di soia e un sostituto dell’uovo (come l’amido di mais o yogurt alla soia). La crema può essere fatta con latte di mandorle o avena, addensata con amido e aromatizzata alla vaniglia.
- Treccia salata: come proposta alternativa, si può utilizzare lo stesso impasto (riducendo lo zucchero a 20g) e farcirlo con formaggio, speck o verdure grigliate. Il risultato sarà una treccia rustica perfetta per antipasti o brunch.
- Mini-trecce monoporzione: dividendo l’impasto in porzioni più piccole è possibile creare formati individuali. Ottimi per buffet o per una colazione veloce senza dover tagliare fette.
- Impasto con farina integrale: per una versione più rustica e ricca di fibre, è possibile sostituire parte della farina 00 con farina integrale (fino al 50%). L’impasto risulterà più profumato e con un gusto più deciso.
Qualunque sia la variazione scelta, è importante rispettare tempi di lievitazione e raffreddamento per ottenere una treccia perfetta nella consistenza e nel sapore.
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Conservazione
Treccia mochena intera
La treccia mochena già cotta e farcita si conserva in frigorifero, coperta con pellicola alimentare o in un contenitore ermetico. Va consumata entro 2 giorni, poiché la crema pasticcera tende a perdere consistenza e la pasta a rammollirsi.
Treccia mochena non farcita
Puoi cuocerla senza farcitura (solo impasto) e conservarla a temperatura ambiente, ben coperta, per 1-2 giorni. Per mantenerla al meglio, avvolgila in pellicola e poi in un canovaccio pulito, lontano da umidità.
Congelazione
La treccia mochena può essere congelata solo prima della seconda lievitazione o dopo la cottura (senza farcitura). Congelala intera o a porzioni, avvolta bene. Dura fino a 1 mese. Scongela a temperatura ambiente e scaldala leggermente in forno prima di servirla.
Consiglio per freschezza
Per gustarla al meglio, conserva separatamente la base e le creme. Farciscila poco prima di servire: eviterai che l’umidità rovini la texture dell’impasto.
Intolleranze & allergie
Allergeni comuni:
- Glutine: La farina manitoba e la farina 00 contengono glutine. La ricetta non è adatta a persone celiache o con sensibilità al glutine.
Alternativa: utilizzare una miscela di farine senza glutine specifica per lievitati dolci, tenendo conto che il risultato potrebbe variare in termini di struttura e sofficità. - Uova: Le uova sono presenti sia nell’impasto che nella crema pasticcera (tuorli per la crema e albumi per la spennellatura finale). Le persone allergiche alle uova dovrebbero evitare questa ricetta.
Alternativa: è possibile provare a sostituire le uova nell’impasto con sostituti vegani (come aquafaba o un mix di acqua e farina di semi di lino), ma la resa non sarà identica. Per la crema, usare una versione a base vegetale (ad esempio, con latte vegetale e amidi). - Latticini: Latte intero, panna fresca e burro sono ampiamente utilizzati nella ricetta. Questi ingredienti rappresentano un problema per chi è intollerante al lattosio o allergico alle proteine del latte.
Alternativa: utilizzare latte vegetale (come latte di mandorla, avena o soia senza zuccheri aggiunti), panna vegetale e burro senza lattosio o margarina vegetale. - Amido di mais e amido di riso: Utilizzati nella crema pasticcera come addensanti. In alcuni rari casi possono causare reazioni di intolleranza.
Alternativa: sostituibili con fecola di patate o farina di tapioca. - Limone (scorza): Anche se non comune, alcune persone possono essere sensibili agli agrumi o agli oli essenziali presenti nella scorza.
Alternativa: omettere la scorza o sostituirla con aromi naturali più tollerati, come vaniglia.
Intolleranze specifiche:
- Zucchero: L’elevata presenza di zuccheri (zucchero semolato nella pasta e nella crema, confettura) rende questa ricetta non adatta a chi soffre di diabete o segue regimi a basso indice glicemico.
Alternativa: utilizzare dolcificanti naturali a basso indice glicemico come eritritolo o stevia, tenendo presente che potrebbero alterare il gusto e la struttura. - Confettura di mirtilli: Può contenere zuccheri aggiunti o tracce di frutta a guscio, dipendendo dalla marca.
Alternativa: scegliere confetture senza zuccheri aggiunti o autoprodotte, facendo attenzione agli ingredienti se ci sono sospette allergie crociate ai frutti di bosco.
Suggerimenti per adattare la ricetta:
- Per intolleranti al lattosio: sostituire latte, panna e burro con alternative vegetali prive di lattosio.
- Per allergici alle uova: usare sostituti come yogurt vegetale o aquafaba per l’impasto, e una crema vegetale per la farcitura.
- Per celiaci: utilizzare una miscela di farine senza glutine adatta alla panificazione dolce.
- Per vegani: sostituire tutti i derivati animali (uova, burro, latte e panna) con versioni vegetali. Utilizzare confettura biologica e crema pasticcera vegan, preparata con latte di cocco o soia e amido di mais.
Curiosità
La treccia mochena è un dolce che racconta una storia poco conosciuta ma affascinante, fatta di montagna, comunità e tradizioni custodite con cura.
Dove nasce: la Valle dei Mocheni
La treccia mochena nasce in Trentino, nella Valle dei Mocheni (o Valle del Fersina), una valle alpina abitata fin dal Medioevo da una comunità di origine germanica: i Mocheni, detti anche Mòcheni o Bersntoler.
Questa comunità ha mantenuto per secoli lingua, usi e cucina molto identitari, isolati dal resto del territorio trentino.
Cos’è, prima di tutto
La treccia mochena è un pane dolce lievitato, intrecciato a mano, preparato con ingredienti semplici come farina, burro, uova, zucchero spesso arricchito con uvetta o profumato con anice o scorza di limone, a seconda delle famiglie.
Non è un dolce “ricco” nel senso moderno: è un dolce sobrio, pensato per le grandi occasioni.
Un dolce delle feste e dei passaggi importanti
Storicamente la treccia mochena non si faceva tutti i giorni. Era legata a momenti speciali come Natale, Pasqua, nei matrimonio o nei battesimi o nelle feste religiose importanti.
La forma intrecciata non è casuale: la treccia simboleggia unione, continuità e legame familiare, concetti fortissimi nella cultura mochena.
Pane o dolce?
Ed è proprio qui il suo fascino.
La treccia mochena sta a metà tra il pane quotidiano e il dolce delle feste. Veniva spesso servita a colazione, con latte o caffè d’orzo, oppure spezzata e condivisa durante le celebrazioni, come gesto di buon augurio.
Tradizione orale, non ricetta codificata
A differenza del panettone, la treccia mochena non ha una ricetta ufficiale.
Ogni famiglia aveva la sua versione, tramandata a voce, con piccole differenze: più o meno burro, uvetta sì o no e profumi diversi. Questa mancanza di codifica è parte della sua autenticità: è un dolce di casa, non di bottega.
Oggi
Negli ultimi anni la treccia mochena è stata riscoperta da forni e pasticcerie del Trentino, diventando un simbolo identitario della valle.
Rimane però un prodotto profondamente legato al territorio, lontano dalle mode e dalla produzione industriale.
In sintesi
La treccia mochena non nasce per stupire, ma per unire.
È un dolce che parla piano, ma dice cose importanti: famiglia, attesa, festa, appartenenza.

